lunedì 11 gennaio 2016

Ciao Loredana Berardinetti;

Antonio Angelitti è conosciuto nel paese? Tu che dici! Perché: non riesco a ricordarmi di lui … venendo oggi a sapere che lo volete un mondo di bene. Come anche tuo nonno e tua nonna lo volevano come nella presentazione; e, pare che erano più di un figlio per i tuoi nonni. Lo sai stavo scrivendo quando mi sono visto questa bella foto di ricordi. Da raccontare; e così ho cominciato a scrivere qualcosa come mio commento personale, poi vedo ed è tutto cancellato, non capisco. Mi piacerebbe che la gente non lo dimenticasse mai ... io intanto mi fermo a scrivere per capire cosa è successo... magari non vogliono che gli amici scrivano storie veramente vissute a fianco a tuo nonno. Io ci provo più tardi; difatti Antonio scrive utilizzando, il desiderio; che non capisco; ma di certo è un bene famigliare. Ecco perché si rivolge come se, fosse davvero suo padre, il nonno tuo; e quindi tu! Hai scritto: un pezzo di storia vera. Queste cose mi piacciono tanti sai raccontarsi così a ruota libera senza chiedersi perché lo fai, è una cosa meravigliosa sensazioni forte ti spingono a scrivere. Così, come Lui ha ringraziato Antonio Angelitti per il sentito animo che gli aveva sempre vicini …; come una madre, la mamma Maria. Che ora dal paradiso trasmettono al cuore del buon amico la vita spirituale; che non muore mai … come spero, non si cancellano a vuote questi sentimenti. Trasmessi con semplicità, con parole messe così, per ringraziare, umilmente chi ha tanto faticato, girando più volte il giorno, il proprio paese; che di mestiere faceva l'ambulante. E non raccoglieva solo capelli ma, anche, ferro, rame allumino, ottone, piombo; di tutto faceva e sempre con onestà il proprio lavoro. Sinceramente congiungo che: alla fine della giornata tornava a casa, stanco e, riposava in pace; come ora sta facendo in questo pieno universo. Ecco che allora neanche lui non smetterà mai di ringraziare i giorni che lo rifaranno rincontrare vivamente con lo spirito santo. Qual è già nel vissuto di chi non dimentica mai … perché è tuttora bello: sentirsi abbracciati; immensamente con forti braccia, come hanno sempre fatto qui in terra. Ecco che allora con parola semplice e ben sentita adoriamo la divina provvidenza scienza della strega di ieri. Ciao e vogliamoci bene!
Sempre per simpatia mi scrivo qualcosa di come a tutti i parenti di Francesco alias “PRESIK” legge osservante la persona così affascinante quando trasmette con parole così evidenti. Antonio Angelitti; e si vede subito che prende persino qualche amico paesano molto raro, è vero ma poi eccomi qui, a dire che é d'impatto: la sua buona lettura. Difatti, rispecchia sempre il cuore di Dio e della coscienza; e tu Antonio ci mette sentimenti buoni e l'anima d'ognuno ovunque con la sua bellezza una delle più belle sicuramente adesso è il genitore dei nonni che fa nascere l'emozione scritto da te, cosi ritenuti! Vivendo con queste caratteristiche per la famiglia così emotiva considerevole a quest'espressione dello spirito momento che si legge l'amore non da solo al contrario di chi scrive senz'animo amore. Penso che sia meglio leggere ogni parola che verrà da Antonio, messo nel primo commento poi … circa l'autore deliberatamente con diverse sfumature che soprattutto travolge se stesso prima di qualche altro dire. Perché a volte certe cose come talvolta entrano a far di una parte della storia non tanto per la lettura ma la fotografia. Di come si è raccontato a volte Tiziano Terzani. E quindi diventa oggi grazie a questa foto e soprattutto per l’epoca vissuto a fianco a questi robusti uomini che caratterialmente invita la robustezza stessa di com’io oggi racconto un pezzo, spero piacevole perché è autobiografico e, forse si avvicina sicuramente ai grandi strampalati unici e buon narratore come la mia si racconta.
 Noi che raccoglievamo … con Angelo Ciociola e qualche altro amico … a volte in assenza di mio cugino “Alias Boccione”: alluminio, rame, zinco ferro, piombo e ghisa (detta anche fino all'Ottocento) ferraccio per la minore qualità. ...  intorno al paese per poi raggiungere il piccolo deposito di Francesco “alias presijk”; e quando non c’era Lui e trovavamo qualche figlio o suo parente ci pesava tutto e ci pagava subito con soldi contanti. In alternativa ci stava Quitadamo e un altro che non ricordo il nome neppure il cognome, ma stava nella via della strada che conduceva nella Bosco Quarto e Foresta Umbra. Vicino la chiesa San Giuseppe.
Soprattutto quando si ha un punto di vista leggermente diverso. O diversa, cui le prestazioni del business ha detto venditori ambulanti immagine. Sì! Ho anche venduto clip di buona fattura idea vicino all’anima perno di mio padre e venditore simili a quello che girava ogni fine settimana dopo il mercato, la stessa zona opposta al quartiere. Vendeva üfresilli immagine del profilo troppo straziante perché guadagni una lira cosa bisognava fare. Ricominciare dopo che avevi già fatto la tua giornata di lavoro al mercato del Sabato. Certo che si tratta di un sacco di storie nel paese che, sarebbe bello se, ognuno avrebbe e potrebbe tuttora dire. Quello che i padri hanno detto a quei ragazzi di età compresa la mia che aveva sotto i dieci anni. E poi arrivò tra le tante casuali, azioni di casa con problemi famigliari in particolare con mio padre che decise diversamente sulla mia vita. Così decisi io per me, anche se ero piccolo, cominciò a Lavorare a dodici anni; senza ne leggere e scrivere decisi il mio cammino. Vi chinerete chiedendo se mi ha aiutato la famiglia, in modo che continuavo il Sabato dal negozio, poi il mercato e di nuovo casa e in tutto il paese. Avevo appena nove anni; ma voi tutti non ci credete! Erano così i tempi. Allora tutti conoscevano il quartiere sotto la chiesa del Carmine che si trovava a tre vie dalla strada nuova, allora si asfaltava quello che noi chiamavamo tutti in Italiano Cielo esterno, così era anche la mia famiglia. Due soprannomi importanti: il primo “CAVALIERE” -  buon'anima di mio nonno <Vito>; secondo, debitamente per il modo di parlare assai e quello era il figlio di Vito suo padre. Dicevo il secondo soprannome di nome a Giuseppe, mio padre diverso soprannome alias”BAFARDE”.  E ora venendo a me che ne ho ricevuti assai ma nel rispetto di quello che si avvicina alla nota famiglia mia; e che per di più mi ha dato il Siciliano <Salvatore> un altro titolo Bafarde: “Mafaldignj”. E come, le cose ci faranno bene, a tutti, se smettiamo di leggere e scrivere. Perché Antonio voleva scrivere una buona cosa e pubblicarla su face book poi ci ha ripensato al di fuori della storia. Cominciava così la storia di questa foto che nel bene e nel male di questa gloriosa famiglia; che non ha mai perso la faccia in roaming manica del braccio, poi partito in quel paese tedesco che ancora poco adulto era ragazzino come un bambino molto breve cominciò a lavorare. E lavorano, tuttora nel paese mio così si va avanti s’ebbene è buono solo a raccontare della sua personalità. In queste storie così ascritte molte persone nate povere dovevano arrangiarsi alla meglio per campare onestamente e senza perdere la dignità. Ora provate voi a metterlo in un racconto come delle storie scritte e messo dentro a un libro delle fate, ci guarderemo. Perché non ci sarà più la ricerca su come guadagnare il pane e dignità, senza timore che il poco o molto basta saper guadagnarsi la vita anche con un pò, di fortuna come alcuni compari di famiglia, ne è certo.

Tutti i personaggi si riuniscono in una stanza raccontare storie come questa, poco o disagio Raccontarsi altro è bella storia è molto buono, narrazione, perché la mia storia. Direi che nel 1961 ho perso l'inizio.



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