Mondo
dell’empirico “campo” tra il velo di quello che è la morte è la vita. Mondo in
“Solo Voce”; e, tra i cieli, a tempo infinito, dacché l’universo, vive. Bafarde,
s’introduce col sentito religioso e, con la parola nell’unico tempio che,
viaggia con l’uomo fino a conservarlo gelosamente in sé il viaggio dell’eterno
spirito infinito. Qual è il Padre dei figli sulla terra dei monti, cielo e
mare. Entra da epitaffista l’antonimo <Bafarde > e, lui, non è un
profeta. Lui crea, pensieri come il creatore ha creato tutto – e, per quello
che andrà a consumare leggendo la purezza d’ogni pensiero espresso dall’anima
di come in epigrafe – appartiene a Lui!
Non
sì può essere sempre diviso in due; ma si deve stare solido, come una sequoia,
attaccata alla terra - e salda come la saldatura di un ferro, rame e zingo -
perché a loro appartengono i nostri corpi naturali. Ben fa a scrivere che sono
universali le cose di Dio –Bene! Altrettanto meglio la religiosa anima del
silenzio. Qual, conserva sempre di pensare. Qual, la morte è soltanto un’altra
via.; per la vita. Per me…non è così male –anzi, fa bene a credere in Dio -
anche se, quest’anima, non spera in lui – scrive l’epitaffista d’Antonio; la
qual anima oggi é di turno. Su chi, s’afferma personalmente del vecchio modo. Di
dettarsi a scrivere, col ricordare che: basta con la disperazione e, prima di
morire vivi, per veder questi giorni – ed ecco che, al momento il proemio ci
porta dove andremo tutti se l’uomo non fa niente. In altre parole, dai nostri
padri; e per il nulla, non dovremmo più vergognarci se il resto del naturale,
resta con il mondo in “Solo Voce” – Ben, c’é né una o di più. Ben c’è né è resta,
alla vita; e non alla morte di capire cosa, che: il tempo non può accomodare.
Bene e, ci sono ferite che restano in segno - perciò noi che scriviamo queste
cose - non vi diremo, non piangete - perché tutte le lacrime non sono male. Fin
qui, il padre di questa scritturale. Quale, tramite il secondogenito sì
riscrive… in sua memoria e testimonianza avanti al velo e giardino della vita.
Il quale, lasciava scritto per tutta la famiglia di terra a Dio. Vale a
ricordare che prima di lasciare tutto al mondo in “Solo Voce”. Lui affermava
per i restanti corpi verticali. Quali, non hanno pianto nel tempo della sua
presenza – il dolore; altrettanto rispetto sì deve portare in sua assenza. Un
pensiero che sconcertava l’anima dell’epitaffista giacché pianse e piange
ancora per chi accettava il sistema ma non era compreso perché i suoi ultimi
giorni - sì consumarono in una vita <l’attimo d’essere arrivato ad essere
energumeno >. Contro, ogni logica dell’uomo buono, ma poco generoso. Il
perché c’é stato dettato poiché lui: <nella vita ha avuto tanto >; e il
Signore gli ha offerto l’amore. Qual è bastato poco, per capire molto... di
quella succinta vita - trascorsa sulla terra. Oggi sì scrive quel tanto e il
poco che basta per sostenere quello che è la morte è la vita. Ora, se per Giona
e mio padre, era meglio morire che vivere – sì traduceva al tempo primo e dopo
Cristo della risurrezione. Qual era molto - per il profeta, rigettato alla
nuova vita; dal corpo marino “salvabile sfondo” di una balena “responsabile”
quanto Dio che resta in questo mondo. Io aggiungo a chi è stato destato dai
morti e per chi oggi vive nel mondo in “Solo Voce”. Viviamo prima di morire.
Nessuno può escludersi in Cristo corpo naturale e spirituale tanto sottile che
ben fa l’autore…superando il pensiero di chi non s’è visto mai morto; e, la
voce resta sin dai tempi antichi soggettiva come il Signor Dio nostro ci lascia
scrivere arbitrariamente di pensare e non operare nel logismo aristotelico.
Per
favore pensi a rispondere con le tue parole - perché agli alti giudici, non li
va di farlo; ed è importante l’esperienza che consente sicurezza oggi giorno.
Fin qui si scrive, per quello che vogliamo dare – rispondendo a tutta la gente
- qual è la “differenza” tra il colore della legge e l’uguale tinta nella
giustizia. Personalmente non daresti nulla a chi niente ha fatto per essere
rispettata la vita – nel suo codice.
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