24.09.2014 Manfredonia
Ogni
tanto è bello fare pazzie. Un popolo affamato non ascolta ragioni, né l'importa della
giustizia e nessuna preghiera lo può convincere.
Carissimo stamattina la cosa che mi preme di più e ciò che il cuore sente di
conoscere perché come diceva Seneca, la testa comprenderà domani. E così che
voglio continuare in ciò che hai cominciato perché il pranzo è solo una
partecipazione per alleviare la mia sofferenza. E tu sai di cosa sto scrivendo
volendo giocare a carte scoperte. La convinzione è appunto ammorbidimento
ma per Antonio non tutto è perso; perché c’è sempre un motivo per raccontare
certe cose accadute e nello stesso tempo riguarda la chiave di guardarsi sempre
dall’orchestra umana. E il maestro ci aiuta sempre nel tempo delle note che
mette nuovi e vecchi suoni che sono sorprendenti a volte annotare l’inizio per
il successivo. E vedi che non è una scusa per vivere l’unicità di questa vera
amicizia. Cominciata per così: fotografare il nostro presente passato e futuro
certo di come affermava il nostro amato e stimatissimo autore di lettere a
Lucilio e forse arriverà ognuno per le sue cose che ha creduto di toccare con
spirito corpo naturale l’empireo, o almeno tu che con il piacere di toccare
sempre il buon senso per miglior parola arriverai in alto a un punto che tu
solo comprenderai, non essere la cima. Vale a dire nel doppio senso della
parola “polisemia” <cima> dell’alto senso della montagna e del buon
ottimo latte. Che siamo arrivati alla cima o che durante il tempo che
insegniamo, s’impara anche strampalando? Bene! Sempre Lui ricordava che: da un
uomo grande c'è qualcosa da imparare anche quando tace. E la folla diamola al
Signore che è capace tuttora di parlare come il santo che ha problema d’umiltà
e ascolto. E penso al beato Padre Pio che ieri hanno manifestato in San
Giovanni Rotondo 46anni dalla sua morte naturale ma che ancora come San
Francesco lo spirito vive in noi per atto dimostrativo e non per orgoglio,
trasmetteva il vero di quell’autentica voce del sentito ascolto capace a
livello psichico trasmettere agli uccelli tutto ciò che di lui circondava la
parte integrante per esperienza dell’intera parola umanitaria perpetua e
tranquilla. E adesso mi chiedo perché ricamare sulla tela scritta dal nostro
precedente autore quando posso con più sincerità scrivere le sue e rileggere
per s’è l’io già vissuto? Bene! Questi sono i suoi aforismi riscritti da me
senza aver cambiato niente se non qualche virgola perduta o aggiunta come punto
di riferimento. Brontolando leggermente per essere autentico nel credo
personale e per l’accordo del soggetto che è di continuare a strampalate almeno
per altri due anni. E non c’è bisogno di fermarsi se pensi a Seneca come
concetti scrivere poco ma bene e nella stessa forma leggere buoni libri a costo
di rileggere sempre lo stesso quaderno se la posta in gioco è arricchirsi di
cultura e non solo d’indicazioni superflue come questa mia che è parte del
punto.
Il saggio non si lascia mai prendere la mano dalla buona fortuna nè abbattere
da quella avversa. Mi spezzerò, ma non mi piegherò. Non credere che si possa
diventare felici procurando l'infelicità altrui. Non è mai poco quello che è
abbastanza. Si può capire il carattere di una persona dal modo in cui accoglie
le lodi. Si volge ad attendere il futuro solo chi non sa vivere il presente.
Stolto è colui che giudica gli uomini dal vestito o dalla condizione sociale.
Talvolta ci vuole coraggio anche a vivere.
DITEMI COS’E’:
Il gioco dello scopone a mio avviso è un’arte che tutti o quasi
per misura di memoria e fantasia gioca per vincere mettendo in partita come il
pallone più gol, in questo caso il superlativo dipende non solo dall'immaginazione ma dalla sicura iniziativa che porta differenza già
nell’iniziare a fare carte. Partendo alle volte con il vantaggio, vale a dire
cominciare dalla nostra parte e situazione che arriva a fare carte; che:
giocarsi soprattutto quanto s’è rivolto al compagno convinto della carta alta e
prende sempre sul pari, mettendo avanti alla classifica dell’avversario i
quattro punti e le scope di vantaggio. Insomma come dire questa, non è solo
arte e neppure consente ammesso al vantaggio che porta solo nel rientro della
matematica, anche se in tutta la partita dipende di come gioca l’amico e non
solo l’avversario. Questa cosa nasce da un dialogo che deve superare ovviamente
la parte interiore per diventare pensiero su chi genera cambiamento di gioco.
Consapevoli tessitori di una cultura italiana che con calma porta a termine il
suo lavoro che in questo caso è giustamente chiamato gioco. Penelope si fa riconoscere
perché non ha nel totale inizio e fine che guadagna tempo nella fase della sua
virtù; spazio di lavoro sprecato ma che batte l’importante speranza
dell’avversario. Certo raggruppamento, nel desiderio di infrangere le barriere
e gli schemi che ingabbiano i circuiti culturali Grechi e Romani. Dignità e
libertà che porta il vantaggio a chi vince il narcisismo che merita la
consorteria nell’autocelebrazione mentale guadagnando sugli altri. Come fai,
quindi possiamo dire come assegna con le parole il pensiero unico dell’artista
che mantiene la gara di gioco conservando il finale con la vittoria anche
perdendo qualche partita. Perché l’arte del gioco è innanzitutto vocazione da
gestire tranquillamente senza mai farsi sfuggire di mano l’amico. Il mio intento
è sostenere e promuovere il gioco dei sicuri quattro campioni dimostrando il
contrario nessuno deve sentire l’insicurezza dell’altro che ha un senso solo se
hai tu stesso questa paura di non farcela. Fin qui possiamo scrivere
liberamente che l’arte aggrega e dove c’è gente, le persone appunto devono
seguire solo messaggi di pace per guadagnarsi il simile di quest’arte. Che non
conosce ma presta sicuramente nuove manifestazioni nel mondo in “Solo Voce”. A
questo punto ci aspetta leggere il livello fattivo e non più superficiale di
come il pensiero viaggia per continuare quest’onirico passaggio che non può
essere tale a scrivere tanto di depressione cioè che limita la coscienza a far
di più. Divulgando questo con il quale resta un sogno non litigare sto qua a
scrivere il pensiero ultimo e che non è in contraddizione con l’ETNAGIGIGANTE
–mondo in “Sola voce”. Raramente si divulga la nuova arte perché ormai non c’è
più niente da dire quando si rimane a terra perdendo tutto o quasi per dire che
non ha più niente. Perché si trova già dal tempo che ricorda e contraddice
l’io, del s’è che deve essere nel mondo in “Solo Voce”. Ho sentito spesso che
l’arte è una cosa facilissima da neutralizzare: basta uno specchio per chi paga
più che a chi merita. Difatti chi riflette di più tra me te, lo specchio. E non
finisce la definizione che si può parlare da solo o con qualcuno che, afferma:
con molta facilità la propria soddisfazione nell’emergere facendo sentire la
propria arte e voce di mondo ascritto. Rendendo l’invisibile nel vivo mondo che
può essere molto interessante, s’è portato via dal gioco. Il quale rende forte
chi vince per carattere; ripagando l’appiattimento matematico controllato da
questa chiara speranza, che succede a me, del s’è. E non credo proprio che si fidi delle
parole e non della matematica che porta alla fisica sottraendo le forze
dell’ignorante elementare. Che ancora scrive consigli e, non solo il pensiero
corre con la quale e senza il soggettivamente finisce tutto o quasi in “Sola
voce”. Che cosa! Leggendo e riprendendo il gioco dello scopone di una lettura
nuova e che si fa sempre un’opera personale. Il garante sono io e per questo
scrive liberamente della propria vita perché convinto, dell’artista stessa che
è persona che rientra nel gioco come semplice partecipante simile a tutta la
gente generosi e attenti come i molti consumatori di carte. Per tali motivi
scopri quando è difficile propagandare gli artisti. Perché ci vuole coraggio
per vincere il valore di questo strampalato che passa parola da molto vicino la
chiave di cosa sa fare l’avversario o compagno. Lui ricorda sempre che il
peggior degli artisti non è il nemico ma l’ego e sarebbe ingenuo pensare che
sostituire l’io con il noi possa essere sufficiente per raggiungere
l’universalità. Superando l’individualità è possibile riconoscendo e
abbracciando il livello più profondo della soggettività con l’incarico di far
credere a tutti che un conto è l’ego e l’altro è lo S’é. Il mondo in “Solo
Voce” porta curiosità a tutti nel punto di vista ricerca devastato da un
improprio e arido concetto aggregativo che si spinge a vivere con
superficialità. L’omologazione afferma l’autore mantenendo la maggiore qualità di
gioco bugiardo subisce e devasta l’improprio che è imbarazzante il finale di
questa verità ossimoro. In diversi pensieri non c’è il piacere ma in altri già
soffocati dall’ostacolo di lettura, corrisponde i preliminari di misura. Per
aver scritto originalmente con la profonda assenza di me e di tutti i sensi che
portano al vostro pensiero che sparta lo strampalato e l’autore originale. Che
sono io in S’è. Non sempre è tutto tranquillo per punire questa mia
contraddizione che si avvale e ferisce me stesso per dovere e obbligo a
rientrare nei conti del pari e del dispari. E ora aldilà della mia sfogata a
ruota libera e strampalata risponde e chiude senza aggiungere altre parole se non sono le tue, va bene così!Sì
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