venerdì 26 settembre 2014

Settembre c.a. scritto per costruire Il gioco dello scopone

    24.09.2014 Manfredonia

Ogni tanto è bello fare pazzie. Un popolo affamato non ascolta ragioni, né l'importa della giustizia e nessuna preghiera lo può convincere.
    Carissimo stamattina la cosa che mi preme di più e ciò che il cuore sente di conoscere perché come diceva Seneca, la testa comprenderà domani. E così che voglio continuare in ciò che hai cominciato perché il pranzo è solo una partecipazione per alleviare la mia sofferenza. E tu sai di cosa sto scrivendo volendo giocare a carte scoperte.  La convinzione è appunto ammorbidimento ma per Antonio non tutto è perso; perché c’è sempre un motivo per raccontare certe cose accadute e nello stesso tempo riguarda la chiave di guardarsi sempre dall’orchestra umana. E il maestro ci aiuta sempre nel tempo delle note che mette nuovi e vecchi suoni che sono sorprendenti a volte annotare l’inizio per il successivo. E vedi che non è una scusa per vivere l’unicità di questa vera amicizia. Cominciata per così: fotografare il nostro presente passato e futuro certo di come affermava il nostro amato e stimatissimo autore di lettere a Lucilio e forse arriverà ognuno per le sue cose che ha creduto di toccare con spirito corpo naturale l’empireo, o almeno tu che con il piacere di toccare sempre il buon senso per miglior parola arriverai in alto a un punto che tu solo comprenderai, non essere la cima. Vale a dire nel doppio senso della parola “polisemia” <cima> dell’alto senso della montagna e del buon ottimo latte. Che siamo arrivati alla cima o che durante il tempo che insegniamo, s’impara anche strampalando? Bene! Sempre Lui ricordava che: da un uomo grande c'è qualcosa da imparare anche quando tace. E la folla diamola al Signore che è capace tuttora di parlare come il santo che ha problema d’umiltà e ascolto. E penso al beato Padre Pio che ieri hanno manifestato in San Giovanni Rotondo 46anni dalla sua morte naturale ma che ancora come San Francesco lo spirito vive in noi per atto dimostrativo e non per orgoglio, trasmetteva il vero di quell’autentica voce del sentito ascolto capace a livello psichico trasmettere agli uccelli tutto ciò che di lui circondava la parte integrante per esperienza dell’intera parola umanitaria perpetua e tranquilla. E adesso mi chiedo perché ricamare sulla tela scritta dal nostro precedente autore quando posso con più sincerità scrivere le sue e rileggere per s’è l’io già vissuto? Bene! Questi sono i suoi aforismi riscritti da me senza aver cambiato niente se non qualche virgola perduta o aggiunta come punto di riferimento. Brontolando leggermente per essere autentico nel credo personale e per l’accordo del soggetto che è di continuare a strampalate almeno per altri due anni. E non c’è bisogno di fermarsi se pensi a Seneca come concetti scrivere poco ma bene e nella stessa forma leggere buoni libri a costo di rileggere sempre lo stesso quaderno se la posta in gioco è arricchirsi di cultura e non solo d’indicazioni superflue come questa mia che è parte del punto.
    Il saggio non si lascia mai prendere la mano dalla buona fortuna nè abbattere da quella avversa. Mi spezzerò, ma non mi piegherò. Non credere che si possa diventare felici procurando l'infelicità altrui. Non è mai poco quello che è abbastanza. Si può capire il carattere di una persona dal modo in cui accoglie le lodi. Si volge ad attendere il futuro solo chi non sa vivere il presente. Stolto è colui che giudica gli uomini dal vestito o dalla condizione sociale. Talvolta ci vuole coraggio anche a vivere.
  

                                                              DITEMI COS’E’:

Il gioco dello scopone a mio avviso è un’arte che tutti o quasi per misura di memoria e fantasia gioca per vincere mettendo in partita come il pallone più gol, in questo caso il superlativo dipende non solo dall'immaginazione ma dalla sicura iniziativa che porta differenza già nell’iniziare a fare carte. Partendo alle volte con il vantaggio, vale a dire cominciare dalla nostra parte e situazione che arriva a fare carte; che: giocarsi soprattutto quanto s’è rivolto al compagno convinto della carta alta e prende sempre sul pari, mettendo avanti alla classifica dell’avversario i quattro punti e le scope di vantaggio. Insomma come dire questa, non è solo arte e neppure consente ammesso al vantaggio che porta solo nel rientro della matematica, anche se in tutta la partita dipende di come gioca l’amico e non solo l’avversario. Questa cosa nasce da un dialogo che deve superare ovviamente la parte interiore per diventare pensiero su chi genera cambiamento di gioco. Consapevoli tessitori di una cultura italiana che con calma porta a termine il suo lavoro che in questo caso è giustamente chiamato gioco. Penelope si fa riconoscere perché non ha nel totale inizio e fine che guadagna tempo nella fase della sua virtù; spazio di lavoro sprecato ma che batte l’importante speranza dell’avversario. Certo raggruppamento, nel desiderio di infrangere le barriere e gli schemi che ingabbiano i circuiti culturali Grechi e Romani. Dignità e libertà che porta il vantaggio a chi vince il narcisismo che merita la consorteria nell’autocelebrazione mentale guadagnando sugli altri. Come fai, quindi possiamo dire come assegna con le parole il pensiero unico dell’artista che mantiene la gara di gioco conservando il finale con la vittoria anche perdendo qualche partita. Perché l’arte del gioco è innanzitutto vocazione da gestire tranquillamente senza mai farsi sfuggire di mano l’amico. Il mio intento è sostenere e promuovere il gioco dei sicuri quattro campioni dimostrando il contrario nessuno deve sentire l’insicurezza dell’altro che ha un senso solo se hai tu stesso questa paura di non farcela. Fin qui possiamo scrivere liberamente che l’arte aggrega e dove c’è gente, le persone appunto devono seguire solo messaggi di pace per guadagnarsi il simile di quest’arte. Che non conosce ma presta sicuramente nuove manifestazioni nel mondo in “Solo Voce”. A questo punto ci aspetta leggere il livello fattivo e non più superficiale di come il pensiero viaggia per continuare quest’onirico passaggio che non può essere tale a scrivere tanto di depressione cioè che limita la coscienza a far di più. Divulgando questo con il quale resta un sogno non litigare sto qua a scrivere il pensiero ultimo e che non è in contraddizione con l’ETNAGIGIGANTE –mondo in “Sola voce”. Raramente si divulga la nuova arte perché ormai non c’è più niente da dire quando si rimane a terra perdendo tutto o quasi per dire che non ha più niente. Perché si trova già dal tempo che ricorda e contraddice l’io, del s’è che deve essere nel mondo in “Solo Voce”. Ho sentito spesso che l’arte è una cosa facilissima da neutralizzare: basta uno specchio per chi paga più che a chi merita. Difatti chi riflette di più tra me te, lo specchio. E non finisce la definizione che si può parlare da solo o con qualcuno che, afferma: con molta facilità la propria soddisfazione nell’emergere facendo sentire la propria arte e voce di mondo ascritto. Rendendo l’invisibile nel vivo mondo che può essere molto interessante, s’è portato via dal gioco. Il quale rende forte chi vince per carattere; ripagando l’appiattimento matematico controllato da questa chiara speranza, che succede a me, del s’è.  E non credo proprio che si fidi delle parole e non della matematica che porta alla fisica sottraendo le forze dell’ignorante elementare. Che ancora scrive consigli e, non solo il pensiero corre con la quale e senza il soggettivamente finisce tutto o quasi in “Sola voce”. Che cosa! Leggendo e riprendendo il gioco dello scopone di una lettura nuova e che si fa sempre un’opera personale. Il garante sono io e per questo scrive liberamente della propria vita perché convinto, dell’artista stessa che è persona che rientra nel gioco come semplice partecipante simile a tutta la gente generosi e attenti come i molti consumatori di carte. Per tali motivi scopri quando è difficile propagandare gli artisti. Perché ci vuole coraggio per vincere il valore di questo strampalato che passa parola da molto vicino la chiave di cosa sa fare l’avversario o compagno. Lui ricorda sempre che il peggior degli artisti non è il nemico ma l’ego e sarebbe ingenuo pensare che sostituire l’io con il noi possa essere sufficiente per raggiungere l’universalità. Superando l’individualità è possibile riconoscendo e abbracciando il livello più profondo della soggettività con l’incarico di far credere a tutti che un conto è l’ego e l’altro è lo S’é. Il mondo in “Solo Voce” porta curiosità a tutti nel punto di vista ricerca devastato da un improprio e arido concetto aggregativo che si spinge a vivere con superficialità.  L’omologazione afferma l’autore mantenendo la maggiore qualità di gioco bugiardo subisce e devasta l’improprio che è imbarazzante il finale di questa verità ossimoro. In diversi pensieri non c’è il piacere ma in altri già soffocati dall’ostacolo di lettura, corrisponde i preliminari di misura. Per aver scritto originalmente con la profonda assenza di me e di tutti i sensi che portano al vostro pensiero che sparta lo strampalato e l’autore originale. Che sono io in S’è. Non sempre è tutto tranquillo per punire questa mia contraddizione che si avvale e ferisce me stesso per dovere e obbligo a rientrare nei conti del pari e del dispari. E ora aldilà della mia sfogata a ruota libera e strampalata risponde e chiude senza aggiungere altre parole se non sono le tue, va bene così!Sì  

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